Carattere, Individuo e Rumore

A parer Tuo, Andy Wharol era un genio, un bravo pittore, un abile uomo di marketing….un pazzo creativo….? Se fossi un giudice e lo dovessi condannare per aver rubato un chilo di mele: “Verresti influenzato da ciò che provi nei suoi confronti?” Ammirazione, disapprovazione, disgusto …..Di questo parla il Capitolo 1 di Noise. Leggiamolo insieme!

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Supponiamo che qualcuno sia stato condannato per un crimine: la pena da scontare non dovrebbe dipendere dal giudice che gli viene assegnato, dal fatto che fuori faccia caldo, o che la squadra locale di calcio abbia vinto la partita. Non è accettabile che tre persone, a parità di reato commesso, ricevano pene radicalmente diverse: uno la libertà vigilata, un altro due anni di arresti domiciliare e il terzo dieci anni di carcere.

In tutto il mondo, i giudici hanno da tempo una grande discrezionalità nello stabilire la sentenza più appropriata, hanno celebrato questa discrezionalità, hanno insistito sul fatto che le condanne devono essere basate su una serie di fattori che coinvolgono non solo il crimine, ma anche il carattere e le circostanze dell’imputato. Negli anni ’70, l’entusiasmo universale per la discrezionalità giudiziaria iniziò a crollare per un semplice motivo: la sorprendente evidenza di rumore.

Nel 1973 Marvin Frankel, un giudice molto noto, che ancor prima di diventare giudice, era stato un difensore della libertà di parola e un appassionato sostenitore dei diritti umani, attirò l’attenzione pubblica su questo problema. Era profondamente indignato di fronte al fatto che un imputato, per una rapina in una banca federale, potesse ricevere una pena massima di 25 anni.

Ciò significava qualsiasi cosa: da 0 a 25 anni.

Frankel fornì una serie di esempi potenti, mostrando disparità ingiustificate nel trattamento di persone simili. Basti qui raccontare il caso citato di 2 uomini, nessuno dei quali aveva precedenti penali, che vennero condannati per aver incassato assegni falsi per un importo rispettivamente di $ 58,40 e $ 35,20.

Il primo uomo venne condannato a quindici anni, il secondo a 30 giorni

Frankel invitò il Congresso a porre fine a questa “discriminazione”, che oggi chiameremo RUMORE. Propose di adottare un sistema per ridurre il Rumore attraverso un “profilo dettagliato o una lista di fattori che includessero, ove possibile, una qualche forma di classificazione numerica o oggettiva”.

Ha esplicitamente sostenuto l’utilizzo di software “per un pensiero ordinato nella sentenza”. Ha anche raccomandato la creazione di una commissione sulla condanna. Il libro di Frankel è diventato uno dei più influenti nell’intera storia del diritto penale, non solo negli Stati Uniti ma anche in tutto il mondo. Il suo lavoro tuttavia era passibile di critica, poichè poco documentato da un punto di vista statistico.

Per verificare la presenza di Rumore vennero svolte ricerche. Un primo studio su larga scala, presieduto dallo stesso Frankel, ebbe luogo nel 1974. A cinquanta giudici di vari distretti fu chiesto di stabilire condanne per gli imputati in casi ipotetici riassunti in identici rapporti pre-sentenza. La scoperta di base fu che “l’assenza di consenso” era la norma e che le variazioni tra le pene erano “strabilianti”.

Lo studio – ad esempio – rilevò che nel caso di estorsione, le condanne variavano da una multa di 65.000 dollati e venti anni di reclusione a nessuna multa e soli tre anni di reclusione e la cosa ancora più sorprendente fu che in 16 casi su 20, non c’era unanimità sull’opportunità dell’incarcerazione.

Questo studio è stato seguito da una serie di altri, ognuno dei quali ha riscontrato livelli di RUMORE altrettanto scioccanti dove la scoperta chiave era la “sostanziale disparità” di trattamento.

In un caso di furto con scasso, ad esempio, le condanne consigliate andavano da cinque anni di carcere a soli trenta giorni (oltre a una multa di 100 dollari); laddove la maggior parte dei giudici andava convergendo verso una pena detentiva, c’era una sostanziale variabilità di durata delle pene raccomandate.

Questi studi, che implicano esperimenti strettamente controllati, quasi certamente sottovalutano l’entità del RUMORE nel mondo reale.

I giudici – nella pratica reale – sono esposti ad una quantità di stimoli molto più alta rispetto a quanto accaduto ai partecipanti allo studio che hanno ricevuto i report sui casi necessari per condurre gli esperimenti.

Ad esempio, è stato riscontrato che i giudici sono più propensi a concedere la libertà condizionata all’inizio della giornata o dopo una pausa pranzo, che immediatamente prima di tale pausa, nei fatti sono più duri quando hanno fame. Uno studio su migliaia di decisioni prese dal Tribunale dei Minori ha dimostrato che, quando la squadra di calcio locale la domenica perde una partita, i giudici prendono decisioni più dure il lunedì (e, in misura minore, nel corso della settimana) e che gli imputati neri sopportano in modo sproporzionato il peso di questa maggiore durezza.

Uno studio condotto in Francia su 6.000.000 di decisioni prese dai giudici in dodici anni ha rilevato che gli imputati ricevono più clemenza se la sentenza coincide con il giorno del loro compleanno. Anche la temperatura esterna può influenzare i giudici, infatti in una revisione su 207.000 decisioni del Tribunale per l’Immigrazione nell’arco di 4 anni ha rilevato che le condizioni climatiche esercitano un effetto significativo: quando fuori fa caldo, le persone hanno meno probabilità di ottenere asilo.

Rispondendo all’evidenza di una variabilità ingiustificata, il Congresso ha promulgato il Sentencing Reform Act del 1984.

La nuova legge aveva lo scopo di ridurre il RUMORE nel sistema riducendo “la discrezionalità” che la legge conferisce ai giudici e alle autorità per la Libertà Vigilata: coloro che emettono le sentenze. I membri del Congresso hanno fatto riferimento alla disparità nelle condanne “ingiustificatamente ampia”, citando in particolare i risultati secondo cui nell’area di New York, le pene per identici casi reali possono variare da 3 a 20 anni di reclusione.

Proprio come aveva raccomandato il giudice Frankel, la legge creò la US Sentencing Commission, il cui compito era chiaro: emanare Linee Guida da usare obbligatoriamente e stabilire un intervallo/variabilità ristretta delle condanne. L’anno successivo, la commissione stese le Linee Guida, basandosi sull’analisi delle condanne assegnate in oltre 10.000 casi reali, di fronte a reati simili.

Il giudice della Corte Suprema Stephen Breyer ha difeso l’uso della pratica passata indicando il disaccordo all’interno della commissione: “Perché la Commissione non è andata a fondo e si è limitata alla ricostruzione della storia? La risposta è breve: non era possibile farlo.” Il giudice sostenne che erano presenti “argomentazioni talmente buone e numerose che andavano in direzioni opposte…”.

Secondo le Linee Guida stese i giudici devono considerare due fattori per stabilire le pene: il crimine e i precedenti penali dell’imputato.

Ai crimini viene assegnato uno dei quarantatre “livelli di reato”, a seconda della loro gravità. La storia criminale dell’imputato si riferisce principalmente al numero e alla gravità delle precedenti condanne.

Una volta che il crimine e la storia criminale sono stati considerati, le Linee Guida offrono una variabilità nella condanna relativamente ristretta, con un range superiore che non può superare il range inferiore di un massimo di sei mesi (o comunque del 25%). Ai giudici è consentito allontanarsi dalla forbice descritta facendo riferimento a quelle che sono considerate circostanze aggravanti o attenuanti, ma questi scostamenti devono essere motivate di fronte ad una Corte di Appello.

Anche se le Linee Guida sono diventate obbligatorie, hanno avuto vita breve, nonostante diversi studi, che hanno utilizzato una varietà di metodi, che si sono concentrati su periodi storici diversi, erano giunti alla stessa Conclusione: le Linee Guida riducono il RUMORE.

Le Linee Guida obbligatorie hanno “ridotto l’estrema variabilità legata all’identità del giudice assegnato al caso”, come diostra lo studio molto dettagliato condotto dalla stessa Commissione. Confrontando le condanne antecendenti l’adozione di Linee Guida Obbligatorie) per reati come la rapina in banca, lo spaccio di cocaina, lo spaccio di eroina o l’appropriazione indebita le condanne con quelle inflitte tra il 19 gennaio 1989 e il 30 settembre 1990, risultò che la variabilità tra le raccomandazioni adottate dai giudici si era di molto ridimensionata dopo l’adiozione della Sentencing Reform Act.

Secondo un altro studio, la variabilità nella durata della pena prevista dai giudici era del 17, tra il 1986 e il 1987, mentre era scesa all’11% tra il 1988 e il 1993. Una ricerca indipendente – che copre un arco temporale diverso da quello appena menzionato – ha riscontrato elementi simili, ma nonostante questi risultati, le Linee Guida si sono imbattute in una tempesta di critiche.

Alcune persone, inclusi molti giudici, pensavano che alcune sentenze fossero troppo severe: un’osservazione legata più ai BIAS che al RUMORE. Un’obiezione molto più interessante, risiedeva nel fatto che le Linee Guida erano profondamente ingiuste, perché proibivano ai giudici di tenere adeguatamente conto dei particolari del caso. Il prezzo per ridurre il RUMORE era prendere decisioni più meccaniche, percepite come inaccettabili.

La professoressa di diritto Kate Stith dell’Università di Yale, insieme al giudice federale José Cabranes, ha sostenuto che bisogna ricercare non “la cecità, ma l’intuizione e l’equità”, che possono “verificarsi solo in presenza di giudizi che tengano conto della complessità dei singoli casi”.

Questa obiezione ha portato a vigorosi attacchi alle Linee Guida, alcune basate sulla legge, altre basate sulla politica. Tali argomentazioni non sono state ritenute rilevanti fino a quando nel 2005, per ragioni tecniche del tutto estranee al dibattito, la Suprema Corte ha annullato le Linee Guida obbligatorie. Per effetto della sentenza della Corte, le Linee Guida sono diventate meramente consultive.

La maggior parte dei Giudici Federali erano soddisfatti della decisione presa dalla Corte Suprema, i dati indicano che il 75% preferiva il regime consultivo contro il 3% che riteneva migliore l’adozione obbligatoria.

Quali sono stati gli effetti del cambiamento delle linee guida da obbligatorie a consultive?

Il professore di diritto di Harvard Crystal Yang ha indagato su questa vicenda e la sua conclusione principale è che, grazie a più misure, le disparità tra i giudici sono aumentate in modo significativo dopo il 2005.

Quando le linee guida erano obbligatorie, gli imputati condannati da un giudice relativamente severo erano di circa 2,8 mesi in più rispetto a quelli che sarebbero state assegnate da un giudice mediamente severo. Quando le linee guida sono diventate puramente consultive, la disparità è raddoppiata.

Dopo che le linee guida sono diventate consultive, i giudici sono diventati più propensi a basare le loro decisioni di condanna sui loro valori personali.

Le linee guida obbligatorie riducono la distorsione e il rumore.

Dopo la decisione della Corte Suprema, c’è stato un aumento significativo della disparità tra le condanne tra imputati afroamericani e bianchi a parità di crimine contestato e le donne giudici sono diventate più propense dei colleghi uomini ad esercitare una maggiore discrezionalità verso atti di clemenza e lo stesso vale per i giudici nominati dai presidenti democratici. Tre anni dopo la morte di Frankel nel 2002, l’abolizione delle linee guida obbligatorie ha prodotto un ritorno a qualcosa di più simile al suo incubo: la legge senza ordine.

Tirando le somme – di quanto letto fin qui – emerge:

Primo – Il giudizio è difficile perché il mondo è un luogo complicato ed incerto.

Questa complessità è evidente in ogni sistema che richiede un giudizio professionale (medici, infermieri, avvocati, ingegneri, insegnanti, architetti, dirigenti di Hollywood, membri di comitati di assunzione, editori di libri, dirigenti aziendali di ogni tipo e dirigenti di squadre sportive). Il disaccordo è inevitabile ovunque sia coinvolto il giudizio.

Secondo – La portata di questi disaccordi è più grande di quanto ci possiamo aspettare.

Mentre poche persone si oppongono al principio della discrezionalità giudiziaria, quasi tutti disapprovano l’entità delle disparità che produce. Il rumore di sistema, ovvero la variabilità indesiderata nei giudizi che idealmente dovrebbero essere identici, può creare ingiustizie dilaganti, alti costi economici ed errori di vario genere.

Terzo – Il RUMORE può essere ridotto.

L’approccio sostenuto da Frankel e implementato dalla US Sentencing Commission (regole e linee guida) è uno dei numerosi approcci che riducono con successo il rumore. Altri approcci sono più adatti ad altri tipi di giudizio. Alcuni metodi adottati per ridurre il rumore possono ridurre contemporaneamente anche i Bias.

Quarto – Gli sforzi per ridurre il rumore sollevano spesso obiezioni e incontrano serie difficoltà.

Le linee guida sono un modo per affrontare questo problema, ma spesso alle persone non piacciono, perché limitano la discrezionalità, che potrebbe essere necessaria per garantire equità e accuratezza.

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In attesa di leggere insieme il Capitolo 2 – ti voglio portare a riflettere sulla MIFID…ti ricorda nulla!? Non pare anche a Te che parli proprio di questo!?

Il Capitolo 2, parla di questo…ti prego di ascoltare ciò che avrà da dire il prossimo capitolo.

Intanto hai deciso chi era per Te Andy Wharol?! A presto!

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